“Le distanze ci fanno capire che non finiamo dove l'epidermide stabilisce i confini del corpo”. Friedrich Georg Jünger, Saggio sul gioco, 1953.

Bisognerebbe investire sull’assenza, non solo sulla presenza.

Pensiamo al gioco del nascondino, straordinario nella sua semplicità: riuscendo a stimolare la curiosità, ma al contempo a far sperimentare la distanza e l’esperienza di stare nella solitudine: sono in grado di sopportare la sua assenza. 

Sento parlare spesso di sensi di colpa: madri che si sentono in difetto per aver ripreso il lavoro -magari dopo la maternità- o ancora, genitori che nutrono sensi di colpa per aver voglia di ritagliarsi momenti, serate, lontani dai figli.

Avvertono quel desiderio come un tradimento.

Io credo che in quel desiderio ci sia una sana voglia di vivere e, i bambini, i figli, hanno bisogno di genitori VIVI, NON SPENTI.

Il ruolo della madre, così come quello del padre, non deve, non può uccidere il ruolo di essere donna, di essere uomo. 

La maternità e la paternità non devono essere vissute come un handicap dell’essere femminile, maschile. 

Una genitorialità sufficiente sana, è quando l’essere madre o l’essere padre non cancella l’essere donna, l’essere uomo. 

Diamo ai nostri figli radici profonde ma facciamogli sentire la voglia di vivere, di volare.

Riuscire, al di là degli insegnamenti, ad essere testimoni della vita che vorremmo augurare ai nostri figli. 

Fonte: https://www.linkedin.com/pulse/l-g-i-u-d-n-z-giusi-sellitto